Tutti i segreti di un video vincente per il crowdfunding | DeRev Academy #10

Il video è senz’altro lo strumento grazie al quale l’utente può “imbattersi” nella campagna di crowdfunding, grazie alla possibilità di diffonderlo anche indipendentemente dalla piattaforma. È anche l’elemento capace di mettere in crisi l’autore fino ad abbandonare l’idea di usare il crowdfunding, in quanto la preoccupazione più diffusa rimane quella di non essere un regista o di non saper produrre un video all’altezza. È il primo errore, un’immensa barriera all’ingresso nel mercato del microfinanziamento.

Naturalmente niente impedisce che qualcuno particolarmente competente realizzi un video artisticamente più valido, ma è bene ricordare che gli obiettivi di un video per il crowdfunding sono, nell’ordine, informare e motivare. Il dato razionale prevale su quello emozionale, almeno in questa prima fase. Il video di una campagna per la raccolta fondi deve rispondere a poche regole d’oro, che riportiamo di seguito dividendole per argomento.

Strumenti e dettagli tecnici

Esattamente come per la parte grafica, un video con bassa risoluzione e audio insufficiente è inaccettabile. Gli utenti sono abituati a un livello qualitativo minimo garantito anche da dispositivi di uso comune, tra i quali addirittura alcuni smartphone di ultima generazione. In generale, qualsiasi supporto digitale che consenta una registrazione in HD offre prestazioni accettabili sulla rete. Da verificare invece la resa della registrazione della traccia audio.

Gli elementi minimi di un buon video per il crowdfunding quindi sono:

  • Immagini ferme e non sgranate;
  • Una buona illuminazione, che consenta una visibilità chiara e completa della scena;
  • Una traccia audio pulita e senza eco. A tal proposito, è bene quindi prestare attenzione alla scelta di girare all’aperto o al chiuso e considerare le implicazioni negative che ciascuna scelta comporta.

Preparazione del video

La durata media ideale di un video per il crowdfunding è in genere compresa tra 1 e 3 minuti totali; il range tiene conto del tempo di attenzione media che un utente è abituato a dedicare a un video sul web.

Una volta stabilito il limite temporale massimo, è il momento di pianificare la struttura – una sorta di sceneggiatura – da calibrare su alcune esigenze specifiche. Per costruire uno script efficace le scelte preliminari da fare sono:

  • Decidere il format. In caso di mancanza di competenze particolari circa il montaggio dei video è consigliabile comunque prediligere un messaggio personale, con l’autore che parla direttamente al pubblico. Poco adatti invece gli slideshow (sequenze di diapositive) o semplici filmati promozionali dell’idea. Il video deve essere specificamente mirato a chiedere fondi per realizzare qualcosa.
  • Avere chiara una lista delle cose da dire e degli argomenti più convincenti ed emozionanti. E’ sempre valida la regola che impone di informare prima ed emozionare poi.
  • Scegliere uno stile adatto all’idea che si propone e alla propria personalità: formale, informale, scherzoso, serio. Una buona idea è tener presente l’attitudine del narratore e le sue caratteristiche di oratore. Meglio assecondare la genuinità che tentare di forzare la propria natura.
  • Decidere se integrare la parte parlata con immagini, grafici illustrativi, testi o altre sequenze video. Non è obbligatorio, e se non effettuato mantenendo standard qualitativi elevati è meglio evitare.

Struttura del video e organizzazione dei contenuti

Tra le parti (e gli argomenti relativi) che non possono mancare nello script:

  • L’inizio coinvolgente: deve assolvere alla funzione di stimolare la curiosità nei primi 10-20 secondi, evidenziando chi propone il progetto, cosa si vuole realizzare e qual è il suo valore aggiunto. L’ordine di queste informazioni può essere deciso secondo una scala di priorità che dipende dal grado di popolarità dell’autore. Un personaggio che ha già una reputazione e una credibilità conclamate giocherà sulla sua immagine come garanzia, chi è meno conosciuto invece metterà l’idea al centro, facendo leva sulla sua forza evocativa.
  • La storia: un accenno alla storia dell’idea, alla sua evoluzione e maturazione (con il riferimento alla motivazione personale dell’autore) aiuta l’utente a entrare nel progetto, producendo empatia. Serve a dare i riferimenti razionali ed emozionali per orientarsi dopo che l’utente ha superato la prima barriera, decidendo di continuare nella visione e nell’ascolto. Per non dilungarsi troppo, è bene individuare da uno a tre passaggi chiave da raccontare, come se fossero degli highlight.
  • Il valore: chiarire in modo conciso ed efficace qual è il valore aggiunto prodotto dall’idea, se realizzata. Ove possibile, meglio mostrare direttamente un prototipo funzionante o una buona rappresentazione (render, immagine ecc.) dell’oggetto della campagna in azione.
  • Le ricompense: un riferimento alle ricompense è sempre opportuno. Senza perdersi nell’elencazione completa, meglio riferire di quelle due o tre che rendono comprensibile le fasce di valore e che esprime il “ritorno” per i sostenitori (intrinseco/sociale, materiale, finanziario).
  • La call to action: è la parte essenziale, che spesso viene a mancare o è espressa in maniera poco incisiva. Chiudere con un ringraziamento non basta, è necessario chiedere quello che serve, meglio se indicando la data di inizio e fine della raccolta, e soprattutto la piattaforma sulla quale donare. È infatti possibile che chi visiona il video lo faccia non partendo dalla piattaforma dove si svolge la raccolta fondi ma da un link su YouTube o sui social network.