I 5 peccati capitali del crowdfunding | DeRev Academy #7

Nella Crowdfunding Bible compilata da Steinberg e DeMaria sono indicati i principali e più ricorrenti errori commessi da chi lancia una campagna, un riepilogo dei “peccati” di diversa natura nei quali si può incorrere e che possono pregiudicare anche i migliori progetti.

Gli autori li elencano addirittura stilando una sorta di classifica relativa alla loro gravità:

1. Mancanza di una buona reputazione o di un brand consolidato, di una identità e personalità non ben definite e/o mancanza di una visione convincente
Questa formula molto ampia racchiude il motivo (o sarebbe meglio dire i motivi) determinante per l’insuccesso di una campagna. La necessità dei potenziali sostenitori è quella di potersi fidare e affidare completamente alle qualità e alle competenze degli autori, poggiando la loro convinzione su una filosofia e uno sviluppo convincente. La barriera da superare è quella dello scetticismo, più forte che mai proprio per la fluidità e la liquidità del web.

2. Incapacità di illustrare con chiarezza i vantaggi portati dal progetto, il suo valore intrinseco e i benefici di cui l’utente può godere direttamente
Il secondo ordine di inconvenienti riguarda la mancata emersione del valore dell’idea. Molte campagne riescono anche a raggiungere molti utenti, generando un buon traffico di visitatori, ma se in molti interagiscono solo chiedendo chiarimenti sulle caratteristiche portanti dell’idea e sulla sua utilità il segnale non è positivo. È la traccia che rivela come le modalità di descrizione (video, titolo, sottotitolo, descrizione) non riescono a far cogliere con semplicità i vantaggi e i benefici che l’utente può trarre dalla realizzazione dell’idea.

3. Incapacità di comunicare e far percepire il tratto distintivo del progetto rispetto a prodotti, servizi e imprese simili già presenti sul mercato
La particolarità dell’oggetto della campagna è un altro elemento chiave da descrivere accuratamente, in particolare nei mercati affollati da prodotti apparentemente molti simili tra loro, come ad esempio può essere quello degli elementi di arredo, degli accessori per il cellulare o quello editoriale. Riuscire a spiegare perché e come la propria idea riesca a soddisfare delle esigenze ulteriori rispetto a quanto già accade implica spesso la necessità di attingere a motivazioni materiali e immateriali, che bisogna essere molto bravi a far percepire.

4. Inefficacia della campagna nel generare awareness o coinvolgere nuovi potenziali donatori
Anche campagne tecnicamente ben costruite e che presentano un’idea valida possono risultare inadatte a catalizzare l’attenzione del pubblico. In questo caso bisogna tenere sempre presente che una pianificazione del marketing è essenziale. Nella strategia di marketing vanno considerati i media tradizionali e il web, ma anche partnership e presenza fisica in incontri pubblici e occasioni in cui siano presenti potenziali donatori o sostenitori in generale. Anche la migliore delle idee muore se nessuno la conosce. Per la gestione della strategia di marketing e degli strumenti offerti dalle piattaforme è possibile riferirsi alle sezioni successive.

5. Fissare obiettivi di finanziamento troppo elevati
La questione concerne in particolare il crowdfunding “All or Nothing”, ma anche la formula “Keep it All” – che richiede comunque di dichiarare la cifra che si intende raccogliere – è in parte coinvolta, anche se la certezza che il progetto sarà comunque realizzato ne stempera la rilevanza.

Quando “molto” diventa “troppo”? Ovviamente la risposta non può essere generalizzata, in particolare considerando che la quantità di fondi necessari per far partire un progetto può effettivamente essere molto elevata. La risposta tiene conto di fattori psicologici da un lato e meramente quantitativi dall’altro.

Da un punto di vista psicologico, una soglia molto consistente – anche se per un progetto complesso – può generare sfiducia nel donatore, che lo vedrà come un limite impossibile da raggiungere, scoraggiandosi. L’indicazione generale è quella di cercare di mantenere più bassa possibile la cifra, limitando il budget all’osso. Raggiungere l’obiettivo minimo può spingere altri per effetto di emulazione a voler partecipare a un progetto di successo, facendo salire la cifra raccolta anche molto oltre il limite, come accade nelle campagne migliori.

La considerazione quantitativa è legata a una proiezione realistica di quanti utenti si calcola di riuscire a raggiungere con la comunicazione e su quale base economica si può contare per partire, sommando fan, amici, familiari e sostenitori della prima cerchia relazionale. Senza un sereno esame di questi due fattori la campagna rischia seriamente di naufragare.